La musica è un mio mezzo non un mio fine
La musica è un mio mezzo non un mio fine

il daltonismo ci influisce?

Name: samjazz
Location: Italy

Friday, January 26, 2007

Alle Scuole Medie




Finalmente ritorno a scrivere.
Dopo un bel periodo di trasferimenti e traslochi che finirà Domenica,anche se il grosso è stato fatto finalmente ho trovato il tempo (in treno con il gprs) di scrivere un po'.

Ieri mattina insieme a Mirco (Contrabbasso) siamo stati alle scuole medie per conto di un'accademia a tenere una lezione sul significato/ascolto del Blues e del Jazz.Per me è stata una cosa del tutto nuova avere a che fare con tanti ragazzi di quell'età..mi aspettavo solo il peggio...Con stupore ho visto che molti ragazzi conoscevano sia il Jazz che il blues e avevano ascoltato vari brani e vari esecutori.Certo,c'è stato anche chi mi ha detto che i White Stripes facevano Jazz o Blues (la controparte dei ragazzini che non conoscono niente di più di quello che passa MTV) , ma la cosa interessante è stata vedere come alcuni insegnanti avessero preparato i propri alunni alla mattinata e quanto questi ultimi erano interessati sia allo strumento sia, incredibile "dictu" , alll'interplay.Con i ragazzi che avevano una preparazione/interesse di base,è stato bello chiacchierare,ma su 20 classi circa erano ahi me solo 5 le classi con cui si poteva intavolare un discorso.
Questo mi fa riflettere parecchio,insomma,non è che questa benedetta "gioventù" di oggi abbia perso valori da sola o non presti attenzione a prescindere,forse è l'educazione che gli viene impartita da insegnanti arresi e scoraggiati che non li rende sensibili a molte cose.Non voglio dire che potenzialmente siano tutti genii e gli educatori non facciano il loro mestiere intendiamoci,ma forse ci sono ragazzi che potrebbero essere diversamente stimolati,accrescendo così la loro sensibilità.Chiaramente una parte di loro sono convinto che non vuole essere educata o che non lo sarà mai e qui ci si fa poco,forse a casa loro...vabbè.
Che ne dite?
Un saluto a tutti,

Sam

Sunday, January 07, 2007

A volte l'ambiente invoglia l'ascolto




E' da tanto che ci penso ed effettivamente credo che l'ambiente in cui si suona/si ascolta musica o nello specifico il Jazz (vedi foto eh eh eh) è sicuramente rilevante ai fini del sound/gradimento della musica stessa.
Per dire,se vi trovaste a suonare di fronte ad un ambiente come quello in foto,non vi sentireste quanto meno a proprio agio?Per me sarebbe quasi ispirante.Cavolo i film mi hanno proprio plagiato.A volte però mi sembra oggettivamente vero che quello che ci circonda ci offra più o meno tranquillità e in qualche modo ci aiuti o a suonare o ad ascoltare.
Altre volte non è nemmeno l'ambiente che ci aiuta,forse è il clima in cui siamo immersi oppure la nostra tranquillità.La musica quindi non si fa in scatola e non si fa neanche a tavolino,perchè prima o poi andrà eseguita e l'esecuzione arriva sempre all'ascoltatore che più o meno consapevolmente riceverà delle emozioni o sensazioni.Questo spesso non è chiaro a chi "offre la possibilità" di suonare che siano questi gestori di locali o manager o chi mette a "disposozione" teatri.

Comunque il musicista/ascoltatore resiste anche nei posti più impossibili,magari tra un po' smetterà di resistere e si godrà in più posti una buona serata.
Saluti a tutti,
Sam

Saturday, December 30, 2006

Teoria o Pratica?



Dopo le feste e le scorpacciate di questi giorni finalmente mi sento di stare di fronte al comuter e postare di nuovo.
Ho ricevuto tra le altre cose una telefonata per andare ad insegnare Chitarra e Armonia Jazz presso un'accademia.
Quidi ho iniziato a scrivere i programmi dei corsi.Li sottopongo ai miei genitori che insegnano in conservatorio,per avere un parere sincero.
La loro risposta è stata : "...sono troppo completi,scoprirai col tempo che i ragazzi vogliono molta pratica per essere interessati.Devi trovare un modo per interessarli,prima di tutto."
Bene,sono rimasto di sasso.Ma,facendo insegnamento privato da anni,ho dovuto dargli ragione.
Anche se ancora mi chiedo come si faccia a proporre un brano senza aver dato a chi lo imparerà,le armi essenziali per poterlo comprendere armonicamente.
Insomma è giusto saper interessare e dover interessare i ragazzi che studiano,questo si,ma quello che intendevano i miei genitori è che spesso gli studenti reputano la teoria un qualcosa che si dissocia dalla pratica,quando invece la teoria è quello studio che li farà riflettere e andare avanti sullo strumento,a prescindere dal genere.
Un punto essenziale del programma è proprio il famoso "nozioni di base",il "getting started" dei libri di informatica.Insomma non si può prendere alla leggera.Per suonare quello che si ha dentro secondo me si deve essere consapevoli che bisogna avere degli "utensili" per sapere come tirarlo fuori.
Di discorsi ne potrei fare ancora tanti,ma preferisco che aggiungiate voi qualcosa.

Se non vi risento,
AUGURI di buon anno.

Sam

Friday, December 22, 2006

Solista vs Sound



È Giovedì e visto che il Jazz Club non dista molto da casa anche se è tardi decidiamo di andare a farci un salto,non sappiamo chi suona,ma la voglia di sentire Jazz prevale così ci incamminiamo.
Aperta la porta che isola acusticamente la musica all’interno del locale mi sento invaso dal pistonare familiare di una tromba..
Prendiamo da bere e ci accomodiamo ad un tavolino.
Mentre mi accingo a sorseggiare il mio Clan Campbell Scotch Whisky la tromba annuncia il prossimo brano Airegin.
Durante il brano fanno gli stacchi a 4 solo tromba e batteria.Continuo l’ascolto,ma mi rendo conto che questi bravi professionisti non avevano fatto uno straccio di prova.
Fa da padrone l’elemento solista e non il sound.Cosa che non mi piace molto in generale.
Non voglio essere critico,ma in qualsiasi tipo di musica è il sound che attrae,è l’atmosfera in cui la musica ti porta e non importa se quelli che suonano sono i migliori solisti del modo,l’importante è che la musica suonata trasmetta qualcosa.
Ecco non mi hanno trasmesso niente in particolare,anzi,proprio niente,sebbene fossero bravi.
Il pianista era l’unico che faceva interplay e cercava di comunicare almeno con gli altri membri del quartetto.Non è facile comunicare qualcosa o trasmetterla a tutti,insomma la mia non vuole essere una critica spietata semplicemente gratuita,ma quando compri un disco non lo compri per tenerlo in mostra per far sentire quanto è bravo solo un musicista(in senso tecnico)ma soprattutto perché ascoltandolo ti piace tutto quello che viene suonato,e quindi "l'insieme",a prescindere dal tipo di musica.
Se non comunica niente,la musica è solo un gruppo di note sparse su un pentagramma.
Che ne dite?

Sam.

Wednesday, December 20, 2006

Not(t)e nel posto sbagliato - interplay con la vita



Avete mai avuto la sensazione mentre state suonando di eseguire la prima parte di un brano in maniera piuttosto anonima e senza ricevere alcun input dagli altri elementi della formazione?Insomma di non avere per niente interplay con gli altri?
Beh...La vita è come una lunga playlist che devi suonare,per me, e non sempre la suoni bene o a volte non risulta interpretata come avresti voluto.

Ok,arriviamo al nocciolo...
Ieri sera è tornata la mia ragazza da Londra e quando è atterata in italia mi telefona per dirmi che il volo era andato bene.Io ancora non realizzavo che lei effettivamente era tornata...anzi,per me era ancora a londra.E infatti io e la mia chitarra stavamo andando in giro per vedere prima un mio amico contrabbassista che suonava in locale e poi a fare 2 note al Jazz Club.
MA la telefonata mi accende qualcosa dentro e mi fermo a pensare al di là di un ponte in un vicolo di Firenze appoggiato all'enorme custodia della Hofner.Mi rullo una sigaretta mentre nelle cuffie passava un brano qualsiasi di Jimmy Bruno.
20 minuti dopo ero ritornato a casa mia attraversando Firenze,ripongo lo strumento vicino al divano mi collego ad internet guardo di un treno per andare a casa di lei,ma niente...dopo 3 righe di chat col mio amico Semp,chiudo il portatile sbatto la porta dientro di me e inizio a correre verso la stazione.Prendo il primo treno che trovo senza badare a come potevo arrivare dalla stazione di arrivo a casa di lei.erano ormai le 00:37...cavolo il tempo non passava mai...alle 01:20 ero al suo paese ma niente taxi...decido di continuare la corsa fino a casa dei miei.Botta di culo e incontro il mio babbo che tornava dalle prove(è direttore di un coro).Prendo la macchina vado da lei e tipo film lancio un foglio di carta arrotolato contro la finestra perchè mi sentisse...ma niente.Ecco finalmente il mio cell si rianima e prende finalmente campo(paesini del cavolo senza campo er i cell).Sia affaccia alla finestr, mi vede ,scende giù e ci abbracciamo...
Ecco, finalmente le Note e la notte era nel posto giusto...

Buon interplay a tutti,
Sam

Sunday, December 17, 2006

Lezioni Impacchettate






E' Sabato pomeriggio e quindi dò lezioni di chitarra ad un allievo che non può venire durante la settimana.
E'un ragazzo che si impegna molto e studia tanto per cui sono molto felice di fargli lezione.E' venuto da me perchè si era reso conto come altri che dove aveva studiato armonia e chitarra jazz in realtà aveva soltanto ricevuto nozioni scritte su un quaderno,ma senza una "sequenza" e soprattutto senza una continuità tra una lezione e l'altra.E' un po' come avere delle lezioni impacchettate.L'armonia nel jazz non è così difficile,ma ,come all'interno di ogni materia di studio,c'è bisogno di poter stabilire continue relazioni tra un argomento e l'altro.Lui aveva un quaderno con dentro scritto molti argomenti,ma nessuno di questi spiegati in maniera esaustiva o almeno spiegati in certi casi.Sarebbe un po' come studiare le tabelline oggi e domani fare le derivate o gli integrali,insomma mancano un po' di passaggi logici e molto di più.

Ok,quello che voglio dire è che troppo spesso ormai vedo una cultura pre-impacchettata o incellofanata."Se vuoi suonare Jazz usa queste scale,se vuoi suonare Jazz non usare questi accordi".....poi magari nessuno sa cosa sta suonando e suonano tutti uguali...

Ora la finisco qui,
ditemi la vostra! ;)

Sam

Saturday, December 16, 2006

Inizierò con ieri sera

Ieri sera ero a suonare (suono la chitarra) in quartetto (g-p-b-d) in un paese in Toscana,San Miniato,poco distante da casa,giusto una decina di chilometri,e finita la serata finalmente ero felice,non per come avevo suonato,ma per il sound che avevamo raggiunto.Eravamo contenti di suonare insieme,era da tanto che non ci trovavamo tutti nella stessa sera.
Ci siamo lasciati andare.
Non avevamo nemmeno fatto una scaletta,ovviamente non ci avevamo pensato,per noi era quasi una rimpatriata.
I gestori tolgono la musica che passava nel locale,Fabio inizia a sorpresa da solo Billie's Bounce staccando un tempo mooolto medium,Ale sorride e abbraccia il suo contrabbaso,Ricca aveva preso appena le bacchette in mano e io avevo appena fatto fare clik all'interruttore del Fender.
Ci siamo sentiti tutti sulla stessa lunghezza d'onda,tutti d'accordo.Era l'inizio giusto ed insieme abbiamo collaborato,senza mai guardarci,ma ascoltandoci per 1 ora e mezzo con l'attenzione di chi ascolta con piacere e non per dovere.Stavamo in pratica "parlando",ognuno finiva la frase dell'altro o interveniva nel "discorso" per dire la sua.
Personalmente posso dire che ieri sera abbiamo comunicato qualcosa anche agli altri e la conferma è stato l'entusiasmo del pubblico.
Sono sempre più convinto che la musica deve essere un mezzo e non il punto di arrivo.

Ciao,
Sam